“Il primo obiettivo è combattere l’illegalità nel turismo”, ecco le parole del Ministro del Turismo Gian Marco Centinaio che annuncia una politica volta a combattere la shadow economy.

Cos’ è la shadow economy?

Da uno studio portato avanti da Federalberghi in 6 casi su 10 sono stati riscontrati annunci che nulla hanno a che vedere con la sharing economy. Appartamenti fantasma compaiono nelle piattaforme di annunci come Airbnb e di questi dati e del transito dei turisti ivi pernottanti non se ne ha traccia.

Il responsabile di Roma e Lazio, Giuseppe Roscioli, dichiara: “dati inequivocabili, che non possono che riportare l’attenzione sulle quattro grandi bugie della cosiddetta sharing economy” e prosegue, “non è vero che si tratta di forme integrative del reddito, sono attività economiche a tutti gli effetti e molto spesso fanno capo a inserzionisti che gestiscono più alloggi”.

Perchè il Codice Identificativo ?

Già nel 2016 PayTourist aveva introdotto nei propri sistemi informatici, il codice identificativo per le strutture ricettive, che come le targhe delle autovetture, permette di risalire ai titolari effettivi delle inserzioni pubblicate online sui vari portali. Così oggi il Ministro del Turismo Centinaio, dichiara che attualmente si sta lavorando all’introduzione nazionale dei codici identificativi, che verranno attribuiti alle strutture ricettive che intendono pubblicizzarsi  online.

Una strada ardua…

Se è vero che l’idea alla base dell’introduzione del codice identificativo è certamente quella più corretta da seguire, bisogna però fare attenzione al metodo. Ci sono infatti molti aspetti tecnologici che, se non tenuti preventivamente in considerazione, rischiano di creare un effetto contrario e non risolutivo del problema iniziale.

Eccone alcuni:

  • Il Codice identificativo dovrebbe essere rilasciato dalle Regioni, ma il rischio è depotenziare il potere di controllo dei Comuni, l’ente territoriale per eccellenza nella risoluzione del problema. Come permettere una corretta coordinazione tra Regioni e Comuni evitando di creare ancora più burocratizzazione?
  • I portali online potrebbero rifiutarsi di inserire il codice licenza nei propri annunci adducendo che, non sarebbero comunque in grado di verificarne la genuinità e qualora li pubblicassero potrebbero perdere prenotazioni, a favore dei contatti diretti fra inserzionisti e viaggiatori.
  • Per funzionare il sistema necessita di codici univoci non replicabili. Ma cosa vuol dire non replicabili? Significa che le Regioni dovranno coordinarsi tra di loro, ma senza intaccare l’effettiva operatività dei Comuni, altrimenti il sistema non sarà in grado di produrre l’effetto desiderato.

Questi sono solo alcuni dei problemi che si celano dietro l’introduzione dei Codici Identificativi per le attività ricettive che intendono pubblicizzarsi online, tutti questi nodi sono già stati affrontati in questi anni, anche a livello internazionale e PayTourist ha fatto tesoro di tutti questi aspetti e li ha sintetizzati in una soluzione tecnologica unica, semplice ed efficace.